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22 Agosto 2019
Attualità

Wanda Ferro “Per la Calabria puntiamo ad una leadership credibile”

Nel centrodestra cresce l’area sovranista

Prima l’intervento in aula per la dichiarazione di voto sulla riforma della norma sul voto di scambio politico-mafioso, poi davanti alla tv per seguire l’andamento dello spoglio in Sardegna. Wanda Ferro festeggia con i colleghi di Fratelli d’Italia la nuova vittoria del centrodestra, che replica il risultato dell’Abruzzo. Le rivolgiamo alcune domande.

Cresce l’entusiasmo anche in vista delle prossime regionali in Calabria?

Sardegna e Abruzzo sono due regioni molto diverse tra loro, soprattutto perché nell’isola c’è un quadro politico caratterizzato da una forte presenza dei partiti regionali e di movimenti civici. I risultati presentano però un filo comune: la vittoria del centrodestra unito, la crescita dell’area sovranista all’interno della coalizione, il tracollo del Movimento Cinquestelle. Ho salutato con particolare soddisfazione la vittoria in Abruzzo, con l’elezione a presidente di Marco Marsilio. Per la prima volta, infatti, Fratelli d’Italia ha conquistato la guida di una Regione. Devo evidenziare pure che i partiti del centrodestra che continuano a crescere sono la Lega e Fratelli d’Italia. Ciò è avvenuto in Sardegna, ma soprattutto in Abruzzo dove l’area sovranista ha superato il 34%, e Fratelli d’Italia ha raddoppiato i suoi voti proponendo un candidato governatore che è espressione di una storia di credibilità, trasparenza, capacità e coerenza. Questo è per me il percorso che andrà seguito in Calabria: andare al voto con un centrodestra unito, e soprattutto puntando su una leadership condivisa, che non sia espressione di alchimie di partito, ma il frutto di un percorso politico fatto di coerenza e di credibilità. Prima delle regionali ci sono però le elezioni europee, e sono certa che questo importante appuntamento segnerà una ulteriore crescita di Fratelli d’Italia, grazie anche alla volontà di Giorgia Meloni di aprire il partito al contributo di altre forze moderate, e soprattutto grazie ad una politica chiara nei rapporti con l’Europa: l’adesione di Fratelli d’Italia al Partito dei Conservatori europei rafforza il polo conservatore e sovranista per dare in Europa maggiore potere agli Stati sovrani. Sono certa che dopo le Europee Fratelli d’Italia avrà un ruolo sempre più centrale all’interno di un centrodestra in rapida evoluzione, anche in vista delle prossime regionali.

Sembra descriverla come una competizione tutta interna al centrodestra. È così?

Nessuna vittoria può essere data per scontata, ma certamente il centrodestra si presenta alle prossime regionali in condizioni nettamente diverse e più favorevoli rispetto alla sfida del 2014, non solo per quella logica dell’alternanza che vede storicamente punire le esperienze di governo uscenti. Allora si veniva dalla traumatica interruzione dell’esperienza Scopelliti, il centrodestra si presentò disunito e il vento favorevole al centrosinistra favorì una vera e propria transumanza verso le liste di Oliverio. Oggi è fin troppo semplice certificare il fallimento del governo Oliverio: il centrosinistra è lacerato, i consiglieri sono in fuga dalla maggioranza, la regione è abbandonata a se stessa, priva di una guida autorevole. E non solo oggi che il governatore è in esilio a San Giovanni in Fiore, per vicende giudiziarie che spero possano essere al più presto chiarite e che non cambiano di una virgola un giudizio politico di assoluta inadeguatezza e di incapacità di dare risposte ai tanti e gravi problemi che interessano la regione. Dall’altra parte c’è un movimento Cinquestelle che fa incetta di voti quando si tratta di raccogliere il sentimento di protesta, ma che non riesce a presentarsi agli elettori con proposte credibili di governo dei territori.

È poi evidente che l’esperienza di governo nazionale sta stritolando i grillini, non tanto per l’abbraccio innaturale con la Lega, quanto per l’incapacità di rappresentare quella rivoluzione copernicana della politica che gli elettori si aspettavano. Quella rivoluzione oggi si è ridotta alla faticosa introduzione del reddito di cittadinanza, una misura spot che punta a creare consenso, ma che non produce crescita, né sviluppo, né occupazione.

Nella sua intervista a CalabriaMagazine, il governatore Oliverio ha rivendicato la bontà del lavoro fatto.

È paradossale che ancora oggi, dopo quasi cinque anni di governo, Oliverio parli di costruire prospettive per la Calabria. A dare una cifra dei risultati ottenuti da Oliverio è il rapporto Bankitalia che parla di ventimila giovani calabresi costretti ad andare via, con in mano una laurea o un master, per trovare in altre regioni le opportunità di realizzazione professionale. Per quattro anni Oliverio ha recitato il mantra della pesante eredità del passato e ad agitare la questione morale per nascondere il suo immobilismo e la sua incapacità di dare risposte reali ai bisogni dei cittadini. Quando ancora i genitori vivono nell’angoscia per il futuro dei propri figli, quando i giovani non credono nella possibilità di poter contare sui propri meriti per avere un lavoro, quando non nascono nuove famiglie a causa della precarietà economica, quando i cittadini non hanno sostegno nella disabilità o nella malattia, come si può rivendicare un successo dell’azione amministrativa?

Ci sono settori in cui la Regione, secondo lei, avrebbe dovuto fare di più e meglio?

Innanzitutto mi sarei aspettata, da parte di un amministratore esperto come Oliverio, una riorganizzazione della macchina burocratica su criteri realmente meritocratici, in modo da rendere la Regione più efficiente possibile. Poi la Regione avrebbe dovuto puntare soprattutto sullo sviluppo di quei settori trainanti rappresentati dal turismo e dall’agricoltura, che invece sono rimasti per anni senza la guida di un assessore al ramo. Ma la vera sfida persa è quella della sanità: per anni la Calabria è stata logorata dallo scontro tra Oliverio e il commissario Scura, che però è stato un comodo

pretesto per sfuggire all’importante ruolo della Regione nel governo concreto della sanità attraverso la gestione delle aziende sanitarie e ospedaliere. Se ancora è così alta la spesa per la mobilità passiva, che ammonta a 319 milioni di euro l’anno, la responsabilità è certamente di un commissariamento fallimentare, ma anche della cattiva gestione delle aziende ospedaliere pubbliche, incapaci di contribuire al miglioramento dei livelli di assistenza. Non è possibile, ad esempio, che non si sia intervenuti in alcun modo sulla disastrosa situazione dell’ospedale di Locri, arrivata alle cronache nazionali per i casi di malasanità e la permeabilità agli interessi criminali. Come possiamo chiedere ad un ammalato di farsi curare in un ospedale che cade a pezzi, privo di medici e infermieri, in cui i pazienti vengono portati in braccio tra un piano e l’altro perché non funzionano gli ascensori? Un ospedale che però costa quanto una struttura di eccellenza, con milioni di euro spesi per lavori e forniture assegnati senza gara d’appalto. In definitiva ritengo che Oliverio, che si è proposto come uomo del rinnovamento, non sia riuscito a liberare la Calabria dalle catene degli interessi che ne frenano la crescita, e soprattutto a liberare i calabresi dalla logica del bisogno che per decenni ha soffocato il merito e la libertà di scelta, mortificando ogni possibilità di riscatto della regione.

In Parlamento è stata chiamata a far parte della Commissione antimafia, in cui riveste il ruolo di segretario. Tra i temi centrali c’è quello del rapporto tra criminalità e politica.

Proprio in questi giorni discutiamo la modifica della norma sul voto di scambio politico-mafioso, su cui penso che il Parlamento, grazie soprattutto al lavoro nelle commissioni, abbia fatto un ottimo lavoro. Le pene vengono aumentate, ancor di più se il candidato colluso viene eletto. Viene punito anche l’accordo stipulato tramite intermediari, e anche se il candidato dà non denaro o altra utilità, ma anche solo una generica disponibilità a soddisfare le esigenze dell’associazione criminale. La norma diventa così ancora più efficace nel contrasto al voto di scambio politico-mafioso, all’inquinamento delle competizioni elettorali e alle infiltra-

zioni nelle pubbliche amministrazioni da parte della criminalità organizzata attraverso il contributo di politici corrotti. Ma non basta: i partiti non devono sottrarsi alle loro responsabilità nella scelta dei candidati, e devono saper rinunciare a quel consenso la cui natura è ambigua o poco trasparente.

La riabilitazione da parte del Tar del Lazio delle amministrazioni comunali di Lamezia Terme e Gioiosa Ionica spinge anche a riflettere sulla normativa che riguarda lo scioglimento dei comuni interessati da infiltrazioni mafiose.

Già all’indomani dello scioglimento di Lamezia Terme e di altri comuni calabresi avevo sollevato la necessità di rivedere una normativa poco efficace nel contrasto della pervasività criminale, soprattutto perché non colpisce in alcun modo quella mala burocrazia che in molti casi rappresenta il vero anello di congiunzione con gli interessi criminali. Una riflessione è necessaria anche rispetto al tema della collegialità della responsabilità e delle sanzioni, che puniscono indiscriminatamente la rappresentanza democraticamente eletta mentre dovrebbero avere carattere maggiormente legato alla responsabilità personale, e rispetto alle quali bisognerebbe pure estendere la possibilità di effettiva difesa, con garanzia di terzietà dell’autorità giudicante, seppur contemperata con l’esigenza di rapidità dell’intervento. È vero: non è semplice bilanciare l’esigenza di tutelare diritti politici costituzionalmente garantiti con la necessità di contrastare le infiltrazioni criminali, ma la soluzione non può essere quella di mandare subito tutti a casa, e poi… succeda quel che succeda.

Soddisfatta del suo impegno in Parlamento?

Sono grata a Giorgia Meloni e ai colleghi di Fratelli d’Italia per gli incarichi di grande responsabilità che hanno voluto affidarmi nell’impegno parlamentare. Il ruolo di vice capogruppo a Montecitorio mi ha dato la possibilità di confrontarmi da subito con i temi più importanti dell’agenda politica nazionale, così come il lavoro in commissione difesa mi ha consentito di tenere alta l’attenzione sui temi, per me prioritari, della sicurezza e della valorizzazione del lavoro delle nostre forze dell’ordine e delle forze armate. Anche in commissione antimafia stiamo portando avanti un importante lavoro, ad esempio per alzare l’attenzione del governo sull’attività delle organizzazioni criminali straniere, ma chiaramente il mio impegno è sempre rivolto alla Calabria e alle tante problematiche che necessitano di interventi da parte del governo nazionale. Certo, dai banchi dell’opposizione non è facile ottenere risposte concrete, ma ho continuamente sollecitato il governo sui problemi calabresi come la sanità, l’ambiente, il dissesto idrogeologico, i trasporti, il destino dei tirocinanti e dei precari, il futuro del porto di Gioia Tauro, la realizzazione della diga sul Melito, la manutenzione di strade e viadotti. Temi su cui è deludente, piuttosto, l’impegno dei tanti parlamentari Cinquestelle, che in Calabria hanno raccolto consensi enormi che, però, non corrispondono ad altrettanto peso e capacità di intervento nei confronti del loro stesso governo.

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