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Catanzaro
17 Ottobre 2019
Eventi

Emergenze ed Emersioni nell’arte di Marcello Sestito

di Mario Verre

Scrivere di una qualsivoglia opera di Marcello Sestito (Catanzaro, 1956) è un’azione intellettuale che costituisce un esercizio critico di notevole difficoltà. La ragione principale di tale problematicità risiede nel carattere enciclopedico della cultura di Sestito, architetto, docente all’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, “artista-scienziato”, come lo ha definito Franco Purini, suo maestro. La produzione di Sestito è decisamente copiosa, frutto di un impulso quasi irrefrenabile a disegnare. La costruzione delle proposte visive, che siano di natura plastica o grafica, nasce quindi da uno smisurato retroterra culturale che si alimenta con costanza regolare degli studi compiuti, delle ricerche portate avanti nel corso degli anni e che hanno portato Sestito a pubblicare quattordici libri. Se infatti è vero che “l’immaginazione”, come disse Albert Einstein, “ci porta ovunque” e, come scrisse Giulio Carlo Argan, “non è una fuga dal pensiero, è un pensiero altrettanto rigoroso che il pensiero filosofico o scientifico”, possiamo affermare con convinzione che quella di Sestito, oltre a essere regolarmente rimpinguata da quanto indicato sopra, è influenzata anche dall’humus della terra d’origine, la Calabria, di cui subisce le fascinazioni provenienti dall’universo del mito. Anche alla storia dell’arte Sestito guarda con vivo interesse al punto da rielaborarne spunti iconografici e modelli in una chiave così personale da portarlo alla creazione di immagini originali e connotate da una precisa identità che tuttavia non sconfina in una cifra stilistica sbiadita dalla continua reiterazione delle medesime forme. I filoni storiografici da cui trae ispirazione l’arte di Sestito sono quelli riconducibili alle esperienze di movimenti quali il futurismo, la metafisica, il neoplasticismo e il dadaismo, non ripresi in tono pedissequo ma interpretati alla luce della sua singolare sensibilità. L’opera che Sestito realizza per l’Azienda Ospedaliera “Pugliese Ciaccio” di Catanzaro ha per titolo “Emersioni” (rimando al testo presente in catalogo a firma dello stesso artista in cui ne viene chiarito il senso). A prima vista l’immagine evoca presenze antropomorfe, riprodotte però attraverso sembianze vagamente robotiche, meccanizzate. Sestito delinea le sagome di tali figure ricorrendo anche ad alcuni stilemi di Piet Mondrian; dell’artista olandese, personaggio di punta del Neoplasticismo, egli riprende la linea elegante ed essenziale che in “Emersioni” traccia forme compiute. La scultura, che si presenta sotto forma di concatenazione di figure che paiono gradualmente emergere dalla terra (non a caso in un disegno preparatorio compare la scritta “L’uomo risorge dalla terra”) e si articola in esseri meccanomorfi sempre più complessi, assume anche il sapore di una contemporanea mitografia nel senso che, cogliendola nella sua interezza, offre una possibile rivisitazione moderna delle composizioni plastiche dei fregi degli antichi templi greci in cui una rapida concatenazione di gesti animava la decorazione. Così come nella scultura arcaica greca la figura umana era intesa come misura di tutte le cose, in Emersioni Sestito, nato nei territori appartenuti anticamente alla Magna Graecia, pone al centro della riflessione il tema della figura umana, filtrato dalla prospettiva della contemporaneità. È l’antico senso della misura, di origine greca, a orchestrare la composizione di “Emersioni”, opera da mettere in relazione con le sculture dello stesso Sestito presentate alla mostra del 2017 dal titolo “I guardiani dell’orizzonte. Antropometrie e Corpi Misurati” al Castello Aragonese di Reggio Calabria: nel sottotitolo della mostra reggina non casualmente compare l’espressione “corpi misurati” che ben etichetta opere formalmente simili all’installazione per l’ospedale di Catanzaro. Della metafisica Sestito riprende le atmosfere indefinite, universali, sospese nel tempo come nello spazio nelle quali sono calati i personaggi di Giorgio de Chirico. In Emersioni le figure istituiscono un dialogo tra loro come in una sorta di “danza” in cui gli scatti degli arti inferiori e superiori determinano la sensazione del movimento. Questi omini “dalle forme ermafrodite, dall’ambigua sessualità”, come ebbe a dire Alessandro Mendini, che a cadenza ritmata si stagliano su uno sfondo senza caratterizzazione, sono di natura robotica e il loro aspetto artificiale e freddo contribuisce alla modernità dell’opera. Riesce a imprimere nella composizione la sensazione del movimento e tale intenzione lo avvicina sia sul piano concettuale che formale alla poetica futurista. Gli “omini” che popolano Emersioni hanno un illustre precedente nel periodo cosiddetto “meccanico” di Fernand Léger. L’artista francese, di ritorno nel 1917 dal fronte di guerra, colpito dai progressi della tecnologia, inizia una serie di lavori in cui la figura umana è resa in maniera meccanizzata, come a riprodurre la nuova realtà appunto tecnologica. I personaggi che popolano Emersioni costruiscono pure l’impianto formale del progetto per un Monumento per la Via della seta da realizzarsi in Cina

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