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Catanzaro
22 Agosto 2019
Attualità Cultura

La sentenza del TAR Lazio sulle Dogane: il ricorso velleitario di Reggio e le legittime ragioni di Catanzaro.

Senza dimenticare che il Governo metterà mano alla riforma.

di Fabio Lagonia

Le sentenze pubblicate in data odierna con cui il TAR Lazio respinge il ricorso del Comune e della città metropolitana di Reggio Calabria, ed avente ad oggetto la vicenda della riorganizzazione dell’ufficio Dogane-Monopoli, inducono una riflessione che, ci auguriamo, sia accolta soprattutto dal mondo politico calabrese. Infatti – ci dispiace dirlo ma non esitiamo a farlo – il ricorso proposto dagli ambienti reggini è stato un momento di mediocrità politica, un errore strategico nella visione d’insieme che invece bisognerebbe avere in questa regione al di là dei particolarismi mostrati nell’intentare questa inutile e sciocca guerra nei tribunali.

Di cosa si tratta? Facciamo un piccolo riassunto delle puntante precedenti: con delibera n. 358 del 28.02.2018 del Comitato di Gestione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, firmata dall’allora direttore Giovanni Kessler – ed approvato definitivamente il 26/04/2018 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – viene  aggiornato il Regolamento di Amministrazione che prevede, fra l’altro, la creazione di uffici ex novo che accorpano tutte le mansioni (Dogane, Monopoli, Accise). In alcuni casi vengono accorpati anche i territori. E infatti la nostra regione – finora subordinata alla sede di Napoli in quanto accorpata alla Campania – viene resa autonoma. Di più: alla Calabria viene accorpata la Basilicata, ciò definendo un nuovo ente con relativa nuova sede interregionale identificata nella città di Catanzaro. Tale scelta risponde a ragioni di ordine logico, pratico, tecnico, economico, burocratico, amministrativo. In poche parole, si propone una razionalizzazione e Catanzaro è la scelta obbligata non solo perché capoluogo di regione (le sentenze del TAR Lazio confermano anche questo aspetto!) ma anche perché già sede di enti ed uffici che con le Dogane e i Monopoli hanno necessità di interfacciarsi: Commissione Tributaria Regionale; Direzione Regionale Agenzia Entrate; Direzione Regionale Agenzia Demanio; Comando regionale Guardia di Finanza; Corte dei Conti; TAR; etc. Tant’è che la riforma nazionale prevista da Kessler considera questi elementi appena menzionati e difatti le sedi coincidono con i capoluoghi regionali.

Ma cosa succede all’indomani di questa riforma? Succede che a Reggio Calabria non la prendono bene e – non si capisce davvero per quale supposto diritto di prelazione – invocano il ricorso pretendendo sia la città dello Stretto ad avere tale sede interregionale per Calabria e Basilicata. E nel farlo vengono veicolate informazioni errate, in alcuni casi addirittura delle bugie grossolane. Si affermano le cose più bizzarre, come il dato che Reggio abbia il porto di Gioia Tauro e perciostesso meriti la sede! Ma Firenze non ha un porto e nemmeno Bologna e nemmeno Milano e nemmeno Torino: eppure in queste città è stabilita la sede per le Dogane-Monopoli. Poi si è detto che Reggio avrebbe perso il suo attuale ufficio delle Dogane con conseguente emigrazione dei lavoratori, ma in realtà la nuova sede interregionale prevista a Catanzaro è cosa altra e nuova che nulla toglie agli uffici già presenti sul territorio. Semmai, è la Calabria tutta che viene premiata con nuovi posti di lavoro e con un nuovo presidio grazie alla razionalizzazione disegnata dall’allora direttore Kessler. Ed è proprio su questo punto che vorremmo fare una considerazione: com’è possibile che in questa regione anziché gioire per la creazione ex novo di un organismo, di un ufficio che prima non c’era, ci sia qualcuno che protesti sol perché pretende di averlo egoisticamente tutto per sé? Tradotto in linguaggio severo ma realistico: taluni ambienti reggini preferiscono che la Calabria sia accorpata alla Campania e dunque dipendente dalla sede di Napoli piuttosto che vederla autonoma – così come aveva previsto Kessler – ma con la sede ubicata nel capoluogo di regione. Meglio essere dipendenti da Napoli piuttosto che essere autonomi con sede a Catanzaro! Un’assurdità che non comprenderemo mai e per la quale invitiamo la classe politica calabrese a fare una riflessione attenta per uscire da un pantano egoistico che non farà mai decollare il nostro territorio. 

Ecco perché il ricorso fatto da Reggio è assurdo, sciocco, inutile. Puerile, ci verrebbe da dire. Ed in effetti il TAR del Lazio con le sue sentenze odierne lo conferma laddove dice che “la scelta di istituire la Direzione regionale Calabria con sede in Catanzaro appare conforme ai principi legislativi e regolamentari vigenti in materia e che l’esercizio del potere discrezionale da parte dell’amministrazione finanziaria è immune dai vizi lamentati dal Comune ricorrente”. Dice tante altre cose, il TAR del Lazio. E tutte nella direzione di quanto finora abbiamo scritto.

Detto ciò, e nostro malgrado, sappiamo bene che Reggio ricorrerà al Consiglio di Stato trascinando non Catanzaro ma l’intera regione in aule di tribunali di cui si dovrebbe fare a meno se solo si avesse senso della buona politica e una visione lungimirante, anziché prodursi in rivendicazioni velleitarie. Fra l’altro – ci sia consentita questa ulteriore riflessione con tutta la severità che comporta – abbiamo più volte letto da taluni ambienti reggini che il ricorso è stato fatto per tutelare lo status di “città metropolitana”, anzi in virtù dello status di “città metropolitana”: ma non è che su questo “status” qualcuno ha preso un abbaglio? Un madornale equivoco? Speriamo di no. Ci auguriamo di no.

In conclusione, e al di là delle sentenze e dei tribunali, siamo coscienti che anche questa vicenda soggiace alle riforme che il nuovo Governo appronterà. Infatti non dimentichiamo il dato essenziale, ovvero che nel frattempo Giovanni Kessler è stato sostituito con Benedetto Mineo, nuovo direttore delle Dogane, il quale non ha confermato la riforma del suo predecessore e – in attesa di studiare come e cosa farà il futuro ente delle Dogane-Monopoli – lo scorso 27 novembre ha preferito ripristinare “transitoriamente” lo status quo ante mediante la delibera del Comitato di Gestione n. 371. Palla al centro e si ricomincia tutto da capo. Mineo ha affermato che “ogni atto di riorganizzazione definitiva slitta e sarà operativo nel 2020”. È evidente, allora, che le sentenze di oggi hanno certamente un valore che potrà però essere perso a fronte della nuova riforma, di cui niente sappiamo. Il nostro augurio è che il principio razionalizzatore prevalga sugli stupidi particolarismi, che la politica buona prevalga su quella dell’orticello, che la testa prevalga sulla pancia.

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